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Perché l’inflazione è un incubo per gli investitori?

Una delle tante cose che tengono gli investitori svegli di notte è l’inflazione (lo so, siamo gente noiosa).

Basta quasi la parola stessa a far addormentare la maggior parte della gente. Suona anche un po’ come una specie di infezione disgustosa (“Mi sa che ti è venuta l’inflazione”). Ma non preoccuparti, non siamo qui per annoiarti con una lezione di economia. Vogliamo solo capire perché l’inflazione spaventi a morte gli investitori. In alcuni casi, abbastanza da far crollare l’intero mercato azionario.

Come prima cosa, capiamo di che cosa si tratta.

Cos’è l’inflazione?

Semplificando all’estremo, l’inflazione non è che un aumento dei prezzi. Ad esempio, ti ricordi quando un caffé costava 50 centesimi, mentre adesso arriva a costare anche più di 2 euro? Ecco, questa è l’inflazione. Oppure hai presente quando i biglietti del treno diventano ogni anno SEMPRE più cari? Ecco… sempre inflazione. Se i prezzi salgono del 2% si dice che il tasso d’inflazione è del 2%.

È facile intuire perché questo potrebbe infastidire il cliente medio. Nessuno vuole pagare di più per il proprio caffé. Ma perché questo dovrebbe spaventare il mercato azionario? Alla fine, se i prezzi aumentano, le aziende dovrebbero guadagnare di più, giusto?

Vero. Però l’inflazione provoca anche molti spiacevoli effetti collaterali per le aziende.

Il lato oscuro dell’inflazione

Innanzitutto, l’inflazione non riguarda solo i prodotti sui nostri scaffali, ma ha anche un impatto sulle materie prime dietro le quinte. Quindi le aziende posso anche alzare i prezzi, vero, ma devono anche spendendere di più.

Il secondo problema riguarda gli stipendi. Se questi rimangono stabili, l’aumento dei prezzi ci rende tutti più poveri. Quindi le persone comprano meno cose. Diciamo che vai in pizzeria ogni fine settimana e subentra l’inflazione. Pizza e birra ora costano 5 euro in più rispetto a prima. Sabato prossimo, potresti decidere di rimanere a casa e prendere invece due involtini primavera d’asporto (non fare quella faccia, che alla fine ti piacciono).

In breve, quando l’inflazione aumenta, le persone non possono più permettersi tutte le cose a cui erano abituate. Le vendite delle aziende tendono a diminuire e i profitti diminuiscono di consguenza.

E quei profitti valgono ancora meno…

C’è un motivo ancora più importante per cui l’inflazione terrorizza i mercati. Per un investitore, il valore di un’azienda è determinato dalle sue previsioni di profitto futuro. Ma più alta è l’inflazione, meno roba l’azionista può comprare con i propri profitti. Quindi ogni azione è percepita come se valesse meno.

Se tutto questo ti sembra ostrogoto, facciamo un esempio concreto. Assumiamo che io creda che Facebook l’anno prossimo realizzerà profitti di 7 dollari per azione. Se l’inflazione è zero, tra un anno quei 7 dollari varranno quanto ora. Comprerò ancora la stessa pizza con quei 7 dollari.

Ora mettiamo però che il tasso d’inflazione sia del 2%. Il prezzo della pizza aumenterà del 2% e non sarò in grado di acquistarla intera con i miei 7 dollari. Se l’inflazione sale al 3% i miei 7 dollari varranno ancora meno e così via.

Il ruolo delle banche centrali

L’aumento dei prezzi fa paura anche per un altro motivo: quando l’inflazione supera determinati livelli (in genere il 2%), per limitarla le banche centrali aumentano i tassi d’interesse.

OK, non crollare ora perché questo è estremamente importante (e fa impazzire i mercati).

Se l’inflazione riduce il valore del denaro che hai in tasca, c’è bisogno di qualcosa con cui reagire. L’aumento dei tassi d’interesse ha proprio questo effetto. Pensalo come un’altalena. Se l’inflazione diventa troppo alta, i tassi d’interesse possono ridurla. Come?

Il tasso d’interesse è il costo del prestito di denaro. Quindi, quando il tasso d’interesse sale, aumenta anche il valore del denaro. Eh!? Che cosa!? Allora, diciamo che presti a un tuo amico 100 euro con un tasso di interesse del 5% (quindi amici per modo di dire…). Comunque, quando te li restituirà riceverai indietro 105 euro. Ma se il tasso ‘interesse è più alto, diciamo del 10%, riceverai 110 euro. In altre parole, i tuoi soldi “valgono” di più.

Ecco perché le banche centrali aumentano i tassi per controllare l’inflazione. Solo che questa mossa ha anche un paio di effetti negativi sull’economia e sui mercati.

Primo: quando il tasso d’interesse sale, la tua banca aumenta il tasso sulla tua carta di credito e sul tuo mutuo (se hai un tasso variabile). Questo significa che hai meno soldi da spendere e i tuoi involtini primvera, da una tantum, diventano un’abitudine deprimente. Ma non preoccuparti, quando i tassi d’interesse salgono, al verde ci andiamo tutti, quindi sei in buona compagnia! Le aziende, quindi, guadagnano meno (a parte chi vende gli involtini primavera) e realizzano profitti ancora più bassi.

Secondo: le banche non aumentano i tassi solo a te, ma li aumentano anche alle aziende. Può anche darsi che tu abbia qualche soldo su una carta o magari un mutuo, ma ci sono aziende che sono indebitate per milioni o miliardi di euro. Se una società è indebitata di 1 miliardo di euro e la banca aumenta il tasso di appena lo 0,5%, la società deve 5 milioni di euro in più alla fine dell’anno. Risultato: i profitti scendono, di nuovo.

Riassumendo

In breve, l’aumento dei prezzi può causare un effetto domino, che porta intere economie in recessione. Non colpisce solo noi comuni mortali quando acquistiamo pizza, il caffé e i biglietti del treno, ma danneggia anche le società quotate in borsa e i loro azionisti.

Ecco perché gli investitori perdono il sonno a causa dell’inflazione e forse dovresti tenerlo d’occhio anche tu.


Tutte le opinioni e le analisi espresse in questo articolo non devono essere considerate come consigli di investimento personali e ogni investitore dovrebbe prendere le proprie decisioni individuali o chiedere una consulenza indipendente. Questo articolo non è stato redatto in conformità con i requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca sugli investimenti ed è considerato una comunicazione di marketing.

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